

Tifo Milan. Da sempre, da quando sono nato, forse anche prima. E tifo Milan per la semplice ragione che il mio Papà (come tanti altri papà) mi ha trasmesso questa autentica "passionaccia". Abbiamo visto insieme (allo stadio o davanti alla Tv) centinaia, forse migliaia di partite, gioito insieme, sofferto insieme, per 49 anni (quanti ne avevo quando lui se n'è andato). La mia "Storia Rossonera" potrebbe parlare di trionfi ed imprese epocali, di gol leggendari, del Real Madrid preso a pallonate, di Rivera, di Baresi e Maldini, di Gullit e Van Basten, di Shevchenko e Kaká, di scudetti e Coppe Campioni. E invece no. La mia "Storia rossonera" parla di un gol praticamente insignificante (per tutti gli altri tifosi), che non ha portato alla vittoria di uno scudetto, di una coppa, o a una qualificazione in Champions League. A dire il vero, non ha portato neppure alla vittoria della partita.
Udine, stadio "Friuli", 4 febbraio 2018. Udinese–Milan, 23° giornata del campionato 2017-2018. Papà è già malato da tempo e tutti noi, in famiglia, sappiamo (anche se la speranza non muore mai) che non gli resta molto tempo da vivere. Quel pomeriggio, guardiamo la partita insieme. Lui è a letto, e soffre molto. Quel Milan è tutt'altro che leggendario ed epocale, come pure quella partita (piuttosto noiosa). Ma, all'improvviso, in un contesto malinconico, accade qualcosa di meraviglioso. Suso, sulla trequarti, salta il suo marcatore diretto con una delle sue finte "venefiche", e poi si inventa un tiro che ha una traiettoria quasi irreale: il pallone, che sembra telecomandato, parte dalla trequarti e finisce dritto dritto all'incrocio dei pali, alla sinistra dell'esterrefatto portiere avversario. Io avverto subito, dentro di me (non so come e perché), la sensazione che quello non sarebbe stato un gol come tutti gli altri. Mi giro verso Papà, e lo vedo sorridere.
Non lo sapevo ancora (o forse sì), ma quel gol di Suso sarebbe stato l'ultimo gol del Milan visto insieme a Papà; e non sapevo ancora (o forse sì) che quella era l'ultima volta in cui avrei visto il sorriso di Papà. Che ci avrebbe poi lasciato, infatti, quella stessa sera. Ecco, questa è la mia "Storia Rossonera". L'ho voluta condividere, perché in quel gol, e in quel sorriso, è racchiusa tutta la misteriosa bellezza del calcio, di quella inspiegabile (per molti) "passionaccia". È forse, semplicemente, quella piccola parte di ognuno di noi che non vuol saperne di crescere, e che vuol conservare un certo non so che di fanciullesca "purezza" anche in età adulta, fino alla fine.
di Luca Rossi
Momenti così danno un senso alla passione per lo sport, per il calcio, per il Milan. E, concedetecelo, danno senso alla vita stessa. Il ricordo di Luca è commovente e ci insegna che spesso il Milan si lega ai momenti della nostra vita, belli e brutti. Perché in fondo è una "passionaccia" e non possiamo farne a meno.
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