

Negli ultimi anni Milan-Atalanta si è rivelata essere una sfida di cartello, tra squadre che condividono ambizioni importanti di classifica. È una tendenza recente, dovuta soprattutto alla crescita vissuta dal club orobico nell'ultimo decennio, ma nella storia rossonera gli incroci con i bergamaschi hanno saputo essere crocevia importanti nella corsa a obiettivi e trofei. Nel Time Machine odierno, in avvicinamento a quella che sarà la 7ª giornata di Serie A, riviviamo uno di questi precedenti.
Parliamo della sfida disputata l'1 marzo del 1992. Una partita importante per un Milan in piena corsa verso quello che sarebbe stato il 12° Scudetto. Un titolo storico per l'intero calcio italiano: perché vinto senza conoscere sconfitte lungo un cammino fatto di 22 vittorie e 12 pareggi. Dall'istituzione della Serie A a girone unico nessuna squadra era riuscita a vincere da imbattuta, fino a quel Milan di Capello trascinato da Marco van Basten. Il cigno di Utrecht, il vero protagonista di quel Milan-Atalanta.
Nelle prime 22 giornate di campionato i rossoneri si erano trovati a inseguire nel punteggio in cinque occasioni, riuscendo sempre ad agguantare un risultato positivo. In quattro di queste (Fiorentina, Genoa, Lazio e Cagliari) a firmare il gol del momentaneo - o risolutivo - 1-1 era sempre stato van Basten, a secco nelle tre partite precedenti a quell'1 marzo. Questo non significa che l'olandese stesse vivendo una stagione sotto tono, anzi: le ultime due partite con gol erano corrisposte a triplette (il già citato incrocio con il Cagliari e un 3-1 sul Foggia a gennaio) e il parziale momentaneo era di 17 gol nel solo campionato.
Quando il brasiliano Careca Bianchese portò avanti l'Atalanta dopo 8' di gioco, nessuno a San Siro andò nel panico, nonostante i tre pareggi consecutivi avevano rallentato la marcia della squadra di Capello (4 i punti di vantaggio sulla Juventus prima di quel pomeriggio). Rigore, destro e sinistro: una tripletta completa in sei minuti di gioco, tra il 34' e il 40', per ribaltare la contesa prima dell'intervallo e lanciarci ulteriormente verso la storia. Semplicemente… Marco van Basten.
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