club25 novembre 2020

DIEGO ARMANDO MARADONA: IL CORDOGLIO DEL MILAN

Addio Diego, immenso campione. Grazie, da tutti noi amanti del calcio

Il 25 novembre è il giorno in cui la Storia del calcio onora i suoi miti, il giorno in cui il Milan saluta commosso i suoi avversari più estrosi e più dotati. Il 25 novembre 2005 era scomparso George Best, storico, mitico, avversario del Milan nella Semifinale di Coppa dei Campioni del 1969. Il 25 novembre 2020 invece tutti in ginocchio, tutti increduli, tutti addolorati: ciao Diego. Ci ha lasciati l'Avversario con la maiuscola, l'Avversario fuoriclasse, l'Avversario irraggiungibile.

Quanti Milan-Napoli e Napoli-Milan e quanti gol abbiamo subito: uno più bello dell'altro. Il pallonetto di testa del 1988 al San Paolo, il tiro da cineteca del 1989. Tutte perle quelle del più grande di tutti, in una collana iniziata nell'estate del 1986, quando anche Giovanni Galli, ormai vicinissimo al suo passaggio al Milan, rimase ipnotizzato dal tocco criptato e lucido con cui Diego scolpì l'1-1 fra la sua Nazionale e l'Italia ai Mondiali del Messico, gli stessi campionati in cui la Seleccion argentina avrebbe poi conquistato il titolo iridato.

Maradona ha giocato a San Siro contro il Milan la terzultima partita della sua avventura nel calcio italiano. Dopo il Milan-Napoli del 3 marzo 1991, Diego avrebbe giocato solo contro Bari e Sampdoria prima di lasciare definitivamente da calciatore, il nostro Paese. Ha inaugurato nel nostro stadio e fra la nostra gente il suo ultimo mese da calciatore di Serie A e ancora oggi San Siro ne è onorato. La maglia scambiata con Franco Baresi e indossata davanti alle telecamere dopo un Napoli-Milan al San Paolo, le dispute con Ruud Gullit per il Pallone d'oro, le bandiere rossonere prima della Sfida del 1° maggio nel cuore di Napoli: con lui il calcio è sempre stato vero, vivo, lo sport della dialettica, lo sport della gente.

Diego è stato leale avversario di tutto il Milan e grande compagno di squadra e maestro di vita di importanti giocatori rossoneri: dal suo Napoli sono passati Walter De Vecchi e Francesco Romano, Giovanni Galli e Giuseppe Incocciati in campo, Alberto Bigon e Ottavio Bianchi in panchina. Diego ci ha lasciati pochi giorni dopo Napoli-Milan, pochi giorni dopo Ibra e Gattuso. La città della sua vita, la partita della sua vita. Proprio così vita. Perché il suo calcio è immortale e Diego vive ancora. È giusto che Napoli, la sua Napoli, lo sappia per sempre.

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