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    "Non tutti sanno che qui al Milan l'unico che ha il rapporto diretto con il presidente Berlusconi è Sheva, un rapporto positivo e costante", la frase di Adriano Galliani risale agli anni in cui proprio Silvio Berlusconi si era speso in prima persona con medici e ospedali per il trapianto di cuore del papà del fuoriclasse ucraino e le relative cure. Non solo: Silvio Berlusconi era stato anche il padrino del battesimo di Jordan, il figlio primogenito di Andriy Shevchenko. Il Fenomeno del Mar Nero ancora oggi è legatissimo al Milan, la squadra della sua carriera, la squadra della sua vita. Ma i periodi e i momenti di questa avventura sono stati molto diversi fra loro e si sono spesso intrecciati anche alle vicende di altri grandi club e di altri grandi presidenti.

    Il 2001 è stato il primo anno che ha avuto, in questo senso, la funzione di prova del nove. Due gli episodi. Il primo: nell'aprile del 2001 arriva a Milano il presidente merengue Florentino Perez, per consegnare, da detentore della Champions League, il trofeo alle finaliste della competizione, Bayern Monaco e Valencia, attese dalla finalissima di San Siro. In quella circostanza, Florentino offre una cifra vicina ai 200 miliardi di vecchie lire per Andriy. La dirigenza rossonera gira l'offerta al presidente Berlusconi che ringrazia ma declina: Sheva resta al Milan.

    Il fatto è che la squadra rossonera in quella stagione 2000-01 arriva al sesto posto in classifica e, mentre attorno ai colori rossoneri il pensiero generale è che Sheva sia il classico giocatore da intera carriera al Milan, Andriy per rimanere chiede un progetto tecnico importante con relativo prolungamento del proprio contratto. Fino ai primi giorni di luglio del 2001, la questione rimane in discussione, in sospeso, come fosse solo sotto traccia. Ma quando la dirigenza di via Turati sottopone alla proprietà il piano economico per l'acquisto di Manuel Rui Costa, all'interno del Milan si percepisce che senza lo sforzo per il portoghese anche Andriy potrebbe lasciare il Milan. Ecco perché quella sera, nella via di un noto e pregiato ristorante di pesce milanese, proprio Adriano Galliani urla dopo aver agganciato il cellulare con Villa San Martino di Arcore: "Ce l'abbiamo fatta! Arriva Rui e rimane anche Sheva!".

    In quegli anni, per la verità, Andriy un po' il fascino del Real Madrid lo subisce ancora. Nel gennaio del 2002, dopo un Milan-Udinese 2-3 con il quarto posto Champions a rischio, il club rossonero inizia a immaginare un gruppo più coeso senza Sheva, gli stessi rapporti fra Carlo Ancelotti e Andriy sono cordiali, ma lo stato di forma del nazionale ucraino preoccupa il tecnico. Ai primi di agosto del 2002, durante un quadrangolare al Bernabeu contro Bayern Monaco e Liverpool, Sheva risponde con saluti e ringraziamenti agli applausi e ai cori della tifoseria madridista. La situazione rimane a bagnomaria fino alla semifinale e alla finale di Champions League del 2003.

    In quei mesi di aprile e maggio si sblocca definitivamente la carriera di Andriy, che un po' aveva sofferto nei mesi precedenti lo spirito competitivo e la personalità di Pippo Inzaghi. A Manchester, Sheva diventa il volto della prima e unica finale tutta italiana di Champions League, pochi mesi dopo scopre di essere sul punto di diventare papà. Lui ne è felicissimo, Jordan Shevchenko nasce il 29 ottobre 2004 e il giorno dopo Andriy segna il gol decisivo in Sampdoria-Milan 0-1 di campionato. Qualche mese prima, Roman Abramovich aveva iniziato a tentare il campione rossonero. Nell'estate 2004, a 17esimo Scudetto appena vinto, via Turati sibila: "Il Milan di Silvio Berlusconi non teme assalti e tiene Sheva".

    Nell'estate 2005, il clima agitato del post Istanbul genera qualche tensione fra Milanello e Andriy per i tempi scelti dal giocatore per l'operazione alla mandibola che si era infortunata sei mesi prima contro il Cagliari a San Siro. Nel maggio 2006, al termine di un Parma-Milan 2-3 di campionato, Andriy non va a cena con i compagni ma raggiunge Milanello per parlare con il presidente Berlusconi: "Presidente, ho deciso di andare". La palla passa ad Adriano Galliani che nel giugno 2006 sottopone ad Andriy Shevchenko un contratto prolungato in bianco: "Metti tu la cifra". Sheva in lacrime tiene ferma la sua decisione di andare a Londra, al Chelsea di Roman. Alla sua prima partita ufficiale agostana Sheva segna e bacia la maglia, anche se il Community Shield lo vince 2-1 il Liverpool.

    Gattuso e compagni assistono alla scena a La Coruña, nell'agosto 2006: scocca forse in quella occasione la scintilla che porterà la squadra, con tanta voglia di riscatto, fino ad Atene. Insomma, saliscendi Sheva. Ma al momento della resa dei conti, al momento di sintetizzare la sua carriera, Andriy si ritrova solo ed esclusivamente il Milan nel cuore. Ancora oggi, solo il Milan e sempre il Milan. Nonostante i vari tornanti della sua militanza rossonera.

    di Mauro Suma